E’ di questi giorni di primavera piena la prima call for makers tutta italiana per un nuovo progetto open source che fa dell’innovazione tecnologica e culturale le sue caratteristiche fondanti, i suoi protagonisti sono due entusiasti e competenti ingegneri italiani che ho intervistato per voi in anteprima per presentarvi l’idea ambiziosa che sta già ricevendo i primi concreti riscontri in termini di partecipazione e concretizzazione. A seguire l’intervista a Valerio Vannucci e Alberto Trentadue di iaiaGi.com (sito in inglese e italiano per collaboratori maker e curiosi) e iaiaGi youtube channel per chi vuole ascoltarli in prima persona durante la call for makers di Modena del 9 maggio e acquisire informazioni tecniche più dettagliate sul progetto.

Domanda: Descrivetemi iaiaGi in dieci parole e se vi definireste una start up e perché.
Valerio Vannucci: Possiamo iniziare dall’acronimo del progetto IaiaGi cioè Integrated Automotive Idea for Advanced Galileo ferraris finding Implementation che vuol dire “idea di mobilità integrata per la realizzazione della scoperta di Galileo Ferraris”. Galileo Ferraris fu lo scopritore del Campo Magnetico Rotante che è il principio di elettrodinamica che è alla base del funzionamento dei motori in corrente alternata, colui grazie al quale siamo qui a parlare di questo progetto. Noi e i collaboratori che si aggregheranno mano a mano, stiamo progettando e realizzando un Kit Open Source per la trasformazione di veicoli a combustione interna in veicoli elettrici.
Alberto Trentadue: Abbiamo una persona a cui ci ispiriamo che è Seth Leitman che ha un suo blog accessibile a tutti ed è autore della guida “Build your own electric vehicle” e proprio per la caratterizzazione open source non vogliamo definirci una start up, ma una piattaforma di sviluppo; l’innovazione per noi è proprio nell’idea open source e nella forte connotazione ecosostenibile che vorrebbe arrivare all’obbiettivo dell’impatto zero sull’ambiente.
Valerio: Non vogliamo essere una start up perché vogliamo introdurre innovazione scientifica e culturale, sai ci sono molti pregiudizi qui in Italia sul funzionamento del motore elettrico e delle batterie e noi stiamo creando questo kit che sarà libero sia nella progettazione hardware (quindi nelle parti materiali del motore) sia nella progettazione software e trattandosi di uno strumento del genere sarà ciò che darà il via alla creazione di nuove start up soprattutto in Italia. Questo è un punto che è molto importante per noi: essere un progetto che condivide know how nazionale e internazionale a cui tutti potranno attingere liberamente, come ci insegna il modello di Arduino.

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Quindi a questo punto posso chiedervi cos’è la call for makers e come è andato l’incontro presso il FabLab di Modena che avete avuto ai primi di maggio?
Alberto: La call for makers è la chiamata a raccolta di persone con differenti esperienze che cercano innovazione, nuovi saperi e vogliono condividere le loro conoscenze incrementando la fattibilità del kit open source.
Valerio: E devi sapere che hanno risposto già in tanti alla call for makers che abbiamo organizzato e già molti ci seguivano attraverso il sito internet, ci sono studenti e persone con esperienze specifiche in vari ambiti.
Alberto: Vorrei aggiungere che il FabLab è un modello virtuoso di condivisione di competenze e di esperienze nato al MIT, il Massacchusets Institute of Technology di Boston.

Potreste parlarmi del vostro percorso professionale e delle vostre competenze e quali di queste vi hanno portato ad ideare iaiaGi?
Valerio: Io sono un ingegnere aerospaziale, Alberto un ingegnere elettronico. Entrambi lavoriamo nel settore delle telecomunicazioni ed eravamo colleghi quattro anni fa quando abbiamo iniziato a confrontarci su questo progetto. Io vivo a Carpi e Alberto a Modena.
Alberto: Bisogna anche dire che amiamo definirci tutti e due “maker” e che io sono un appassionato di IoT, che è l’internet delle cose e di Radiofrequenza, mentre Valerio è appassionato di prototipazione e tecnologie per l’ecosostenibilità. Non abbiamo una formazione specifica in ambito meccanico, ma vogliamo riappropriarci del know how, il saper fare, insieme a chi vorrà accompagnarci in questa avventura.
Valerio: Quindi non c’è stata una competenza specifica che ci ha portato a ideare tutto questo, piuttosto è stata la mia esperienza personale: tutto è iniziato quando ho potuto provare un’auto elettrica nel percorso cittadino, cioè per andare a fare la spesa. E’ stata una delle esperienze più belle che abbia mai fatto, qualcosa che mi ha smosso dentro e ha iniziato a farmi riflettere sulle immense possibilità di vita e lavorative che può dare un veicolo elettrico e che ancora, qui in Italia sono sottovalutate. Mentre in altri paesi come gli Stati Uniti, l’Olanda e la Germania, ma soprattutto gli Stati Uniti, sono molto più avanti di noi nel concretizzare prodotti accessibili.

A che punto siete della realizzazione del progetto?
Alberto: Abbiamo preparato le strutture teoriche per il dimensionamento meccanico del motore elettrico, quindi siamo pronti per costruire il prototipo.

Quali le metodiche per rintracciare fondi e collaboratori?
Alberto: Non stiamo cercando fondi, ma se dovesse essere necessario ricorreremo all’autofinanziamento oppure al crowdfunding esclusivamente per realizzare il prototipo dimostrativo perché non vogliamo mettere le briglie a iaiaGi, vogliamo raccogliere collaborazioni e nessuno che metta il cappello sopra il progetto.

Avete fatto uno studio per individuare le zone nevralgiche nazionali e internazionali che potrebbero accogliere e sviluppare il progetto?
Valerio: Come dicevamo prima, siamo aperti a collaborazioni che possono arrivare da qualsiasi parte del mondo, al momento coloro che ci hanno risposto qui in Italia provengono esclusivamente da regioni del settentrione, in primis l’Emilia Romagna che ospita già un’azienda, l’unica in Italia ad aver realizzato e brevettato kit di conversione in elettrico.

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Come state affrontando le questioni quali eventuali brevetti, autorizzazioni e legislazione locale?
Alberto: Sappiamo che in Italia ci sarebbero problemi di omologazione, ma noi vogliamo comunque liberare questa tecnologia dai brevetti e renderla libera e accessibile a tutti in modo tale che possa arrivare presto all’utente finale; in modo specifico abbiamo preso in considerazione anche le problematiche collaterali alla trasformazione di un veicolo a motore tradizionale in elettrico, comprese le difficoltà di approvvigionamento e stoccaggio di energia, che verranno inglobate nello studio open source.
Valerio: Questo perché ovviamente cerchiamo attivamente proposte e soluzioni in tutti gli ambiti collegati all’idea motore elettrico, compresi gli spostamenti sul territorio.
Alberto: Quindi possiamo dire che la problematiche da risolvere al momento sono uno, l’omologazione, due, l’individuazione del luogo dove effettuare le prime conversioni, tre, l’impegno nei confronti della rete di distribuzione. Aggiungiamo che a livello istituzionale e di informazione diffusa, molti non hanno le conoscenze corrette sulla durata di un motore elettrico, sulle modalità d ricarica e sulle reali percentuali di durata, smaltimento e riciclo delle batterie.
Valerio: Per esempio, pochi hanno idea delle reali esigenze di un veicolo elettrico di tipo utilitario che viene usato principalmente nel traffico cittadino. Già se parliamo di un’autovettura Tesla, che è comunque un’autovettura di lusso con caratteristiche di eccellenza, possiamo affermare che ha dimostrato che in futuro un’autonomia di ben cinquecento chilometri non è un obbiettivo irraggiungibile e che non servirà un’intera carica delle batterie per fare i normali tragitti settimanali in città. Per quanto riguarda le vetture elettriche “normali”, al momento, l’autonomia è stimata fra i centocinquanta e i duecento chilometri.

C’è qualcosa che siete disposti ad abbandonare e a cosa non rinuncereste mai?
Alberto: Non rinunceremo mai all’open source… Valerio: E all’approccio maker. Perché questo progetto appartiene alla collettività.

Potrà sembrare uno scherzo, ma l’ultima domanda, prima di salutarci, è: c’è qualcosa che mi sono dimenticata di chiedervi e che avreste voluto dire?
Valerio: Aggiungerei che iaiaGi vuole avviare un cambiamento culturale oltre che tecnologico a partire dalla scelte che possiamo compiere dal basso e non imposto dall’alto.
Alberto: E io invece aggiungo che dobbiamo molto al sostegno e all’entusiasmo delle nostre mogli: senza di loro non saremmo arrivati a questi risultati, perché mettere insieme le forze è sempre un punto fondamentale nella realizzazione di un progetto, anche di innovazione tecnologica.